Il mio 25 aprile

Quest’anno il non essere “fisicamente” in piazza per la prima volta mi procura dolore ma non sminuisce di certo il valore immenso della commemorazione della liberazione dal nazifascismo.
Siamo da molto tempo a casa. Trascorriamo un periodo rallentato nei ritmi che favorisce molto la riflessione.
Ho avuto modo proprio in questi giorni di riflettere, di ripensare sul mio 25 Aprile.
C’è un luogo e ci sono persone che lo rappresentano.
Il luogo, un monumento ai caduti, come purtroppo ce ne sono migliaia in Italia, dove si ricorda un eccidio.
Le persone, tutte ormai scomparse, sono mia nonna e due cari amici : Garibaldo Benifei e Osmana Benetti.
Il luogo è un cippo ai caduti posto sul passo della “Foce” che unisce Massa a Carrara. Lì la guerra e la resistenza hanno picchiato duro.
Quel monumento riporta indirettamente alla mia famiglia, ad una tragedia familiare. Una storia di dolore e di morte. La morte di un giovane partigiano che la sorte volle ucciso dalle ultime due cannonate dei tedeschi in ritirata nello slargo di una chiesetta che anticipa sulla strada di poche centinaia di metri proprio quel monumento. Era aprile, Carrara veniva liberata il 14.
Una storia raccontata e tramandata a noi nipoti dalla memoria lucida della nonna materna che aveva vissuto quella morte in diretta dalla finestra di casa. Una casa a monte proprio di fronte a quella chiesa sulla collina. Quel giovane partigiano era suo fratello minore, giovanissimo partigiano.
Il racconto ripetuto mille volte, preciso nei dettagli descritto come in una sequenza cinematografico.
La narrazione fatta mille volte di quel dramma familiare mi ha accompagnato da sempre. Non scorderò mai quel suo dolore. Il dolore di quei momenti rivissuti e raccontati e la cronaca di quegli attimi. La descrizione degli eventi minuziosa e drammaticamente lucida come la ricerca del corpo che ironia della sorte proprio gli americani che entravano a Carrara portarono con sé, forse nel tentativo di salvarlo perché ferito, per poi dargli una sepoltura cristiana in terra di Versilia.

Il dolore della ricerca di quel fratello, l’odio verso i carnefici, nazisti e i fascisti, la speranza di trovarlo ancora vivo, il dramma del ritrovo della salma già sepolta mi sono stati trasfusi nel sangue e hanno modificato il DNA indissolubilmente.
Da ragazzo non capivo perché non festeggiasse mai il 25 aprile quella donna cattolica e antifascista. Non voleva sentire “Bella Ciao”, le provocava dolore.
Ho messo un po’ per capire, più che capire, comprendere.
Quella donna, madre di mia madre, è stata il mio primo 25 aprile anche se accompagnato dal dolore.
Poi ecco un incontro con Garibaldo e Osmana. Loro hanno trasformato il mio 25 Aprile.
Sono stato immensamente fortunato a frequentarli e ad essere soprattutto amico loro e di tutta la bella famiglia di cui ne erano orgogliosamente fieri.
Mi hanno dato con la loro testimonianza la consapevolezza che dal dolore e la sofferenza si esce solo con la risolutezza e la convinzione delle proprie idee e con la lotta per la libertà.
Garibaldo come in un romanzo se ne è andato proprio alla vigilia del 25 aprile. Osmana in silenzio dopo 9 mesi l’ha seguito. Ambedue accompagnati dalle note di “Bella Ciao”. Di Garibaldo si potrebbe parlare per ore ma ricordo sempre ogni volta una sua frase:
“ Una società dove molti sono gli esclusi è una società senza futuro”.
Di Osmana ricordo quella semplicità, quella forza dettata dagli ideali esemplari che l’ha sempre accompagnata e il suo ricordo di quella festa continua ad essere la migliore delle rappresentazioni: “Indossavo un paio di zoccoli di legno e per far capire che dovevano tutti festeggiare la Liberazione, li pitturai di rosso. Era un modo di semplice grazie. Semplice come me”.
Ecco questo è il mio 25 Aprile, ricordi, affetto, amicizie, dolore e finalmente Festa!
Molti dicono che questa festa sia impregnata di retorica ma se per rotorica si intende che sia priva di contenuti, allora no non ci sto! Non si stravolge la verità e la memoria.
Voler dimenticare e non riconoscere la memoria permetterà solo che gli errori del passato si ripetano ancora vanificando i nostro voler creare un futuro migliore.

Ciao Nonna, Ciao Osmana, Ciao Garibaldo ... Viva il 25 aprile!




                                             






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