Il Mandala Tibetano e la saggezza di trovare il giusto scopo nella vita.


Nel rileggerli con curiosità, e rivedendo le riflessioni a suo tempo elaborate sul pezzo (vecchia abitudine), ho riscoperto l’attualità di un pensiero e la certezza di quanta poca strada abbiamo percorso per il superamento di uno stallo culturale tipico del mondo occidentale: l’interpretazione del concetto della saggezza.Da lì alcune considerazioni strettamente personafondita  basa leiderazioni su 4 atteggiamenti  di

Il primo, fra l’altro il più diffuso, è la ricerca del successo e del riconoscimento sociale. Modello imperante nel ventennio berlusconiano che ha condizionato una generazione di giovani, spingendoli alla ricerca spasmodica dell’affermazione sociale attraverso però la disinvoltura del raggiungimento del successo con qualsiasi mezzo. Il tutto condito dall’infelicità del potere non raggiunto, se non da pochi.  

Un’infelicità diffusa, che travolge anche chi il potere lo ha raggiunto.La paura poi di poterlo perdere rende intolleranti, ossessionati e sempre circondati da nemici.

Il secondo atteggiamento è invece l’opposto: ignorare il successo sociale e lasciare al destino dell’opera che tu compi. E allora ci si concentra sull’attività e non sulla ricerca di un riconoscimento per l’opera fatta. Consapevoli che poi tutto è destinato a svanire come la costruzione di un Mandala Tibetano. Tutto è effimero, tutto svanirà. L’esercizio è la ricerca della non sofferenza legata alla perdita. 

Odierno più che mai il terzo: l’atteggiamento edonistico. Apprezzare e ricercare il piacere in tutto, dall’arte alla natura, dal cibo al sesso nell’indifferenza della ricerca del successo, della fama e del potere. Indifferenza! 

Il quarto è forse quello più elevato per ognuno di noi: creare qualcosa che giovi a noi e agli altri, magari a tutti. Il creare, che duri, che serva al domani, senza pensare a riconoscimenti che possano essere riconosciuti. 

Un atteggiamento nobile forse di altri tempi. Un qualcosa che, anche a distanza nel tempo, faccia ammirare i suoi frutti. Come il lavoro di artisti creatori di monumenti e illuminati costruttori del progresso scientifico. Un atteggiamento poco dei nostri tempi che dovremmo un po’ ricercare per ritrovare. 

Dei quattro forse l’ultimo per la nostra cultura è considerato il più nobile ma la riflessione vera è legata all’interpretazione moderna di saggezza. 

Più che moderna, la più attuale, la più personale.

Forse la risposta sta dentro di noi, nella nostra personale interpretazione e  nostra più intima natura. Sono convinto che una miscela di essi, con un atteggiamento prevalente e gli altri in maniera minore a compensare gli eccessi sia la via maestra.

L’immagine del Mandala Tibetano che dopo la costruzione, fatta di granelli di sabbia perfettamente collocati con precisione, viene distrutto a monito che tutte le cose umane sono effimere e non dobbiamo soffrire quando le perdiamo, è forse l’atteggiamento più utile nell’attualità.

Ma sta a noi scegliere e forse lì sta la vera saggezza!

Scusatemi se vi ho tediato...

Commenti

Post popolari in questo blog

Battigia e salmastro

Una Canzone contro la guerra - Bobo Rondelli -