Senza Fidel
Ciao Fidel!
Dittatore e rivoluzionario era convinto che la
storia l'avrebbe assolto. Non mi permetto di dare giudizi, tanto meno porlo tra
i buoni e i cattivi, dico soltanto che per chi come me, cresciuto con idee di
sinistra, ha incarnato la figura del mito. Un eroe rivoluzionario che
resisteva al capitalismo americano che noi tutti, almeno a parole, combattevamo.
Il 900 è stato un secolo difficile la cui storia è ancora in gran parte da leggere correttamente, specialmente quella riguardante la parte finale del
secolo. Fidel e stato però un dittatore, e di dittatori il novecento e il sud
America ne ha visti tanti e quasi tutti messi a governare dalla grande
democrazia americana. Fidel proprio per questo è rimasto un eroe, non solo per i sudamericani, ma anche per molti di noi. Un piccolo uomo di fronte al gigante americano. UnDavide che batteva Golia. Un ribelle che liberava l'isola fino a quel momento
più rappresentativa del male dell'imperialismo americano: Cuba. Giovanni Paolo II nel regalargli un crocefisso ammise che comunque aveva
agito in buona fede per bene del suo popolo, per la povera gente. Per me rimane
un personaggio simbolico, un uomo che è riuscito a difendere la sua isola
distante solo 90 miglia marine da un pericoloso invasore mentre il mondo intero
affamava il suo popolo. La storia a volte è beffarda. Se ne va un dittatore mentre a novanta miglia di distanza si elegge democraticamente un presidente
che, proprietario di una torre dorata di novanta piani, promette di costruire
muri. Grandi contraddizioni, grandi dubbi e la consapevolezza che dà ragione a
Fidel nel suo affermare che sarà la storia forse ad assolverlo.
Lui ne
era convinto, io lo spero.
Fidel se ne va!

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