Una canzone contro la guerra - il Cuoco di Salò.

Il Cuoco di Salò

De Gregori in una rappresentazione imparziale sull’appartenenza, fa rivivere gli ultimi atti di una storia vera e tragica in una canzone che vede descrivere le ultime ore del fascismo attraverso gli occhi di un cuoco ignaro di ciò che sta accadendo, che la vive paradossalmente pensando a sé alla sua professione e anche al futuro, con un distacco ben definito da coloro che sono lì e che serve a tavola nonostante gli sfarzi di un regime ormai vicino alla fine.
Il cuoco si preoccupa e comprende che non ci sarà scampo per quei quindicenni che si stanno avviando con le scarpe rotte verso l’atto finale, verso una morte certa al grido di “o si fa l’Italia o si muore”.
Il dramma del morire stando dalla parte sbagliata, diventa secondario di fronte al dramma di un fascismo che ha messo uno contro l’altro ragazzi di uno stesso popolo.
Bella la consapevolezza di un personaggio che vive nel mezzo di un grande dramma ed esce dalla sua marginalità attraverso la convinzione che anche un cuoco può essere utile in una bufera e che anche in mezzo a un naufragio si deve mangiare … e che poi candidamente, forte di una neutralità acquisita dalla professione, pensa alla faccia che faranno gli americani quando lo troveranno in cucina pronto a cucinare di nuovo.
De Gregori con questa canzone esercita uno sfogo di dolore universale anche al costo di dover elargire spiegazioni o precisazioni al suo pensiero. Il cuoco di Salò non vuol essere una giustificazione neanche minima al fascismo e ai suoi disastri. Non è neanche da ricondurre ad un voler accumunare morti in una specifica contingenza storica. È semplicemente un grido lacerante e silenzioso sull'inutilità sull'insensatezza di un periodo evitabilissimo e non evitato.

PTomei
         
         

         
         


Il Cuoco di Salò


Alla sera vedo donne bellissime
Da Venezia arrivare fin qua
E salire le scale e frusciare
Come mazzi di rose
E il profumo rimane nell'aria
Quando la porta si chiude
Ed allora le immagino nude aspettare.
Sono attrici scappate da Roma
O cantanti non ancora famose
Che si fermano per una notte
O per una stagione
Al mattino non hanno pudore
Quando scendono per colazione
Puoi sentirle cantare

Se quest'acqua di lago fosse acqua di mare
Quanti pesci potrei cucinare stasera
Anche un cuoco può essere utile in una bufera
Anche in mezzo a un naufragio si deve mangiare

Che qui si fa l'Italia e si muore
Dalla parte sbagliata
In una grande giornata si muore
In una bella giornata di sole
Dalla parte sbagliata si muore

E alla sera da dietro a quei monti
Si sentono colpi non troppo lontani
C'è chi dice che sono banditi
E chi dice Americani
Io mi chiedo che faccia faranno
A trovarmi in cucina
E se vorranno qualcosa per cena
Se quest'acqua di lago potesse ascoltare
Quante storie potrei raccontare stasera
Quindicenni sbranati dalla primavera
Scarpe rotte che pure gli tocca di andare

Che qui si fa l'Italia e si muore
Dalla parte sbagliata
In una grande giornata si muore
In una bella giornata di sole
Dalla parte sbagliata si muore

Qui si fa l'Italia e si muore.




"Scrissi 'dalla parte sbagliata si muore' per compiacere il politicamente corretto" "Vedete, quando ho scritto Il cuoco di Salò, io non volevo fare revisionismo, volevo solo ribadire l’appartenenza alla storia di quei ragazzi che andarono a Salò, misi il verso “dalla parte sbagliata si muore” senza esserne convinto ma per compiacere quel politicamente corretto che ancora oggi ci domina, eppure fui criticato lo stesso, e con asprezza”.

(Francesco De Gregori, febbraio 2016)

Commenti

Post popolari in questo blog

Battigia e salmastro

Il Re del Nulla - Zombie a Livorno